venerdì 25 settembre 2015

Dalla 150 un'area grigia che va rimossa



Dalla 150 un’area grigia che va rimossa

Salutata al suo nascere come uno strumento per dare concretezza all’esigenza di “colloquiare” con i cittadini, la legge 150/2000 è stata considerata inizialmente la risposta giusta e moderna per mettere ordine nel settore della comunicazione e dell’informazione pubblica.

Il giudizio positivo veniva da una prima superficiale lettura dalla quale emergeva uno schema teorico pienamente condivisibile: la chiara distinzione tra  l’attività di portavoce, addetto stampa e comunicatore.

Si è però subito compreso che ambiguità e lacune avrebbero messo in difficoltà la sua applicazione. Tra i diversi punti deboli della legge vi è la stessa istituzione degli Uffici Stampa:  per la PA la loro istituzione non è un obbligo, ma una facoltà.  Altro elemento di debolezza è l’assenza di sanzioni nel caso in cui non si rispetti la distinzione tra i tre ruoli così ben individuati. Più che una legge, la 150 è parsa un’esercitazione accademica.  Lo schema proposto è ben pensato, ma, in assenza dell’obbligatorietà di procedere, è carente sul piano applicativo.  In ultima analisi si presenta più come un consiglio che un dovere.

Tutto questo ha portato a multiformi applicazioni lontane dallo spirito della legge. Si è così determinata un’area grigia dove corretto si mescola con scorretto e la trasparenza lascia spazio all’opacità.  Un’area grigia che parte dalle più alte istituzioni e si diffonde a macchia d’olio alle più piccole realtà territoriali.

I ministeri per esempio.  Abbiamo potuto appurare, incredibilmente, che, almeno in uno di essi, il ministero del Lavoro, la figura di capo ufficio stampa e quella di portavoce coincidono, come a voler dire che informazione e propaganda sono la stessa cosa. In altri ministeri, molto furbescamente, le figure sono distinte, ma hanno una sorta di coordinatore il cui ruolo non si fa fatica a immaginare quale sia.

A livello istituzionale più basso la situazione nazionale è ancor più anarchica e, in Emilia Romagna,  la situazione non differisce dalla media nazionale. Anche da noi si sono verificati casi offensivi per la dignità del lavoratore ed episodi di scarsa trasparenza che ci hanno lasciato disgustati e molto perplessi. Nei bandi soprattutto.  Abbiamo individuato, ad esempio, un bando per addetto stampa del Comune di Solarolo (RA) che, a fronte di un impegno lavorativo non leggero, una solida esperienza e titoli necessari elevati per partecipare, come laurea e iscrizione nell’elenco dei professionisti, offriva un compenso ridicolo, ben … 5200 euro lordi annui.
Un altro recente episodio riguarda l’ARPA ER che in agosto ha emesso un bando per due incarichi per attività di comunicazione e informazione per i quali erano richieste lauree particolari di nuova istituzione, così specifiche da far nascere qualche sospetto.

Non siamo di fronte a fatti isolati, ma a casi che proliferano indisturbati in quell’area grigia che  vogliamo  contrastare ed eliminare.  Per raggiungere questo obiettivo, dobbiamo conoscere quantità e caratteristiche del fenomeno.

Allo scopo  di avere il maggior numero possibile  di informazioni e di monitorare con costanza la situazione del nostro territorio, il GUS e l’ASER hanno deciso di istituire un
Osservatorio Bandi (osservatoriobandi@aser.bo.it)
al quale ogni collega potrà segnalare le anomalie di cui viene a conoscenza.

L’obiettivo è quello di realizzare un libro bianco al quale eventualmente associare una fotografia degli Uffici Stampa pubblici e privati presenti in regione. La conoscenza della reale situazione degli Uffici Stampa, della loro articolazione interna e della tipologia di contratto che hanno coloro che vi lavorano, costituirà un risultato di grande importanza per definire le possibili azioni che il sindacato potrà fare a loro tutela e promozione.
Per questo obiettivo siamo tutti chiamati a dare il massimo impegno.       

                                                                                                            (Stefano Gruppuso)

Bologna, 24 settembre 2015

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