mercoledì 24 giugno 2020

Riforma della legge 150: il Gruppo di Lavoro consegna al ministro della P.A. Fabiana Dadone il documento di indirizzo






Consegnato al ministro Fabiana Dadone da Guido Talamo coordinatore del GdL  il documento di indirizzo per la riforma della L. 150/2000



Palazzo Vidoni, 16 giugno 2020 – Roma

Il riconoscimento dell’importanza del digitale e la spinta ai fini della valorizzazione delle professioni, vecchie e nuove, dell’informazione e della comunicazione pubblica. L’attenzione, di conseguenza, alle competenze più innovative, il collegamento con le università e nondimeno il focus sullo smart working che impatta in maniera decisiva su chi è impegnato in questo specifico ramo delle Pa. Queste sono alcune delle direttrici chiave su cui dovrà basarsi la tanto attesa riforma della legge 150 del 2000, il testo dedicato alla comunicazione istituzionale da cui scaturirono, esattamente 20 anni fa, gli istituti del portavoce e dell'Ufficio stampa per l’informazione e dell’Urp per la comunicazione.
Stamattina il Gruppo di lavoro insediato presso la Funzione pubblica nel gennaio scorso e guidato da Sergio Talamo, direttore Comunicazione e relazioni esterne del FormezPA, ha consegnato al Ministro Fabiana Dadone il documento finale di indirizzo, frutto della discussione con stakeholder qualificati che vanno dall’Ordine dei giornalisti a Ferpi, dal Fnsi a ComPubblica e PASocial, dalle rappresentanze delle università e delle associazioni che fanno parte dell’Open government partnership fino a interlocutori istituzionali come Anci e Conferenza delle Regioni.
“La riforma della comunicazione pubblica e istituzionale che vogliamo impostare è attesa da molto tempo e si innesta con un ruolo di primaria importanza in seno alla nostra strategia complessiva di apertura delle Pa ai cittadini e di centralità della persona nel rapporto con le amministrazioni – ha chiosato Dadone – Una rivoluzione copernicana che non può non vedere la tecnologia e il digitale come strumento primario, leva e motore di un ribaltamento di prospettiva. Un cambiamento profondo che va incoraggiato e governato da una multiformità di professionalità e nuove competenze sulle quali dobbiamo puntare in modo deciso, così da rendere la macchina dello Stato sempre più alleata del Paese”.





Ecco il documento:

Il Gruppo di lavoro su Riforma della comunicazione pubblica e Social media policy nazionale, promosso presso il Ministero PA e incardinato nel IV Piano OGP Italia, ritiene indispensabile un aggiornamento della legge 150/2000, pietra miliare nello sviluppo delle funzioni comunicative pubbliche, ma spesso inapplicata e oggi in gran parte inadeguata alla nuova PA trasparente e digitale. Occorre una normativa che tenga conto dell’evoluzione dei processi di comunicazione pubblica in senso digitale e che punti a mettere in primo piano
la qualità del servizio al cittadino e la sua attiva partecipazione.
Il GDL esprime il suo apprezzamento per il ministro della PA, Fabiana Dadone, che oltre ad aver voluto imprimere al suo mandato il segno virtuoso della partecipazione e dell’attivismo civico – a partire dalle consultazioni pubbliche, dall’impegno per il superamento del “burocratese” e dall’impulso allo smart working – ha permesso al GDL di avviare un lavoro con il compito di proporre spunti di riflessione per la riforma della legge 150 e fornire indirizzi per una Social media policy nazionale.
La centralità del cittadino, perno della legislazione degli ultimi due decenni, deve comportare sia la soddisfazione degli utenti sia il loro consapevole coinvolgimento nelle policy e nei processi decisionali. Il cittadino è oggi titolare del diritto a verificare la qualità delle prestazioni ed a contribuire alla progettazione e al miglioramento continuo dei servizi, nella prospettiva dell’open government.
Le attività di comunicazione e informazione e la trasparenza, intesa in senso ampio e generale, delle pubbliche amministrazioni vanno considerate strategiche, in quanto finalizzate a garantire il buon andamento e l’imparzialità dell’azione amministrativa sancite dall’articolo 97 della Costituzione, nonché il pieno esercizio della cittadinanza e delle libertà individuali da parte dei cittadini. Per queste finalità, riprendendo lo spirito del Legislatore che introdusse la 150/2000, occorre valorizzare l’utilizzo, da parte delle pa, della comunicazione pubblica come leva strategica essenziale nella gestione dell’immagine dell’Ente e nella relazione con il cittadino e gli stakeholder, anche attraverso le nuove piattaforme digitali, che garantiscono interattività in tempo reale, interrogabilità e valutabilità delle pa, permettendo sia maggior efficacia sia risparmi di tempo e risorse economiche per i cittadini e le imprese.
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Dai lavori del GDL è emersa una importante sintonia fra le associazioni che rappresentano comunicatori, giornalisti, nuove professioni del digitale, università, regioni e comuni. Il lavoro del GDL si è inoltre avvalso della collaborazione del Dipartimento per l’informazione e l’editoria.
Il GDL propone dunque al Ministro per la Pubblica amministrazione un impianto di riforma centrato su 10 punti-chiave.
1)       Si prevede la costituzione di un’Area unificata dedicata a comunicazione, informazione e servizi alla cittadinanza, in cui operino congiuntamente i profili del Comunicatore e del Giornalista e in cui sia inserita, riconosciuta e valorizzata la competenza in comunicazione e informazione digitale. Il Responsabile potrà essere un dirigente in organico con competenze certificate nei settori di pertinenza dell’Area. All’interno dell’Area saranno istituiti uffici specializzati dedicati alla comunicazione e all’informazione, con particolare rilevanza per la competenza in comunicazione e informazione digitale. Al giornalista sono quindi assegnati l’analisi e il trattamento delle notizie di interesse dell’amministrazione, la redazione di testi e comunicati, i rapporti con i media, la cura di newsletter e pubblicazioni informative, il fact checking e ogni altra attività attinente al settore dell’informazione. Al comunicatore sono assegnati i rapporti con il cittadino, gli eventi, la pubblicità, l’editoria, le consultazioni pubbliche e la citizen satisfaction, la redazione delle carte dei servizi e dei bilanci per la rendicontazione sociale (accountability), la gestione di laboratori per la partecipazione civica, la comunicazione interna, la gestione del brand pubblico, le relazioni esterne e istituzionali, l’identità dell’Ente e la comunicazione internazionale. Può altresì definire modelli di gestione dei flussi di istanze e risposte connessi all’accesso civico. La comunicazione e informazione digitale, pur non rappresentando un profilo distinto e appartenendo ad uno dei due profili presenti nei contratti del settore pubblico, ha il compito di gestire e alimentare la presenza dell'amministrazione sulle piattaforme digitali.
2)      La trasparenza, oltre ad essere un prezioso mezzo di prevenzione della corruzione, è anche una formidabile leva della partecipazione civica, e quindi presenta una rilevante dimensione comunicativa. È preferibile che la fase di contatto con il cittadino venga quindi gestita, in prima istanza, dall’Area comunicazione e informazione, che diventa punto di riferimento per il richiedente. L’Area opererà in stretta sinergia con gli altri uffici come quello Anticorruzione, gli OIV, il Responsabile per la transizione digitale, ai quali resta affidata la gestione dei rispettivi adempimenti interni.
3)      Le Pa possono prevedere in organico, anche attraverso una adeguata politica assunzionale, la figura apicale nonché le figure professionali necessarie all’Area, in modo da evitare di perpetuare l’inaccettabile prassi che a svolgere o dirigere le attività di comunicazione siano collocate figure senza i necessari titoli e competenze in materia giornalistica e comunicativa.
4)      I giornalisti e i comunicatori operano in modalità di lavoro agile. E’ auspicabile prevedere che nei contratti di comparto (in cui per i giornalisti sarà impegnata la FNSI), si tratti la disciplina degli istituti del rapporto di lavoro secondo le specificità delle professionalità giornalistiche e comunicative.
5)      Le amministrazioni potranno designare un Portavoce, figura di natura fiduciaria anche esterna all’amministrazione, che preferibilmente avrà profilo giornalistico o comunicativo e opererà al di fuori dell’Area, con funzione di presidio della comunicazione politica del vertice dell’Amministrazione.
6)     E’ auspicabile prevedere norme transitorie per le figure che oggi svolgono funzioni giornalistiche, comunicative e di informazione e comunicazione digitale, ma sono legate ad altri profili o a ruoli indefiniti con nomi diversi in uffici diversi. L’identificazione di una terminologia univoca all’interno della PA contribuisce infatti al raggiungimento degli obiettivi del presente documento.
7)      Fermo restando la necessità di una formazione qualificata quale requisito di accesso ai ruoli, che potrà essere agevolata e certificata da moduli formativi gestiti dalle università e da strutture afferenti alla Funzione Pubblica come SNA e FORMEZ PA, insieme all’ODG per ciò che riguarda i giornalisti e alle associazioni della comunicazione per i comunicatori, le figure professionali dell’Area unificata e il Responsabile devono possedere una preparazione specifica sul modello di quanto previsto dal DPR 422/2001. Inoltre, è prevista l’attivazione di cicli di formazione continua, gestiti dai soggetti di cui sopra, per rendere costantemente aggiornati gli skill professionali della comunicazione e del giornalismo nella PA. Vanno inoltre previste regole che favoriscano l’inclusione di nuove figure professionali con competenze digitali nell’Albo dei giornalisti e per la certificazione del comunicatore ex lege 4/2013.
8)     Occorrono disposizioni specifiche per i piccoli enti che dispongono di dotazioni organiche esigue e che potranno organizzarsi anche in forma aggregata o con una figura professionale unica, che dovrà tuttavia possedere competenze secondo le norme vigenti. Vanno inoltre previste norme che tengano conto delle peculiarità della comunicazione in campo sanitario e dell’istruzione.
9)     È indispensabile prevedere una “manutenzione” della Riforma attraverso una attività di monitoraggio permanente, corredata da reportistica periodica, che tenga conto delle esperienze, le evoluzioni e le criticità segnalate sul territorio, avanzando proposte di miglioramento.
10)  Si auspica che sia valutata la possibilità di prevedere, una volta acquisiti dati oggettivi sulla consistenza delle diverse professionalità, la fattibilità di un polo previdenziale e assistenziale dedicato.
In relazione al Capo 2 della legge 150 – Disposizioni particolari per le amministrazioni dello Stato, il GDL si pronuncia per la conferma dei principi-base, riservandosi di proporre specifici correttivi anche sulla base delle proposte che verranno dal Dipartimento informazione ed editoria.
Tutta la normativa di riforma dovrà essere coordinata con le potestà di autonomia organizzativa previste per le Regioni. Considerato che le Regioni hanno competenza esclusiva in materia di organizzazione interna degli uffici - quindi anche degli uffici stampa e comunicazione - la normativa di riforma sarà adottata nel rispetto della suddetta autonomia organizzativa ai sensi degli articoli 117 e 123 Cost.
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Il Gruppo di lavoro su Riforma della comunicazione pubblica e SMP nazionale chiede al Ministro della PA di prevedere per questa indispensabile riforma la più ampia estensione possibile  - ambito oggettivo - sul modello del decreto 33/2013 sulla trasparenza (da estendere quindi anche alle società partecipate e agli enti pubblici economici), un quadro di sanzioni efficaci per la mancata applicazione della legge e la previsione di indicatori, legati alla citizen satisfaction e non ai semplici adempimenti, per comporre un set di incentivi per i casi virtuosi. E’ assolutamente necessaria la previsione di adeguate risorse anche a livello di assunzioni nelle PA di figure con solide competenze comunicative, giornalistiche e digitali. Si ritiene quindi indispensabile il superamento dei vincoli di bilancio alla Comunicazione, espressione del DL 78/2010, e la conseguente assegnazione alla nuova area di una voce di bilancio dedicata.
Il GDL auspica che la Riforma sia il più possibile auto-applicativa, quindi priva di rimandi ad ulteriori fasi di regolamentazione, e incontri il necessario consenso parlamentare per garantire tempi rapidi e certi.
 16 giugno 2020 – Roma








Avviso esplorativo per la posizione di responsabile Ufficio Stampa Assemblea legislativa RER




Avviso esplorativo per manifestazione d’interesse a ricoprire la posizione di Responsabile del Servizio Informazione e comunicazione istituzionale dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna
L’Assemblea legislativa intende acquisire candidature per la nomina, per chiamata diretta, del Responsabile del Servizio Informazione e Comunicazione Istituzionale Si precisa che non sono previste graduatorie, attribuzioni di punteggi o altre classificazioni di merito
Modalità di assunzione
L’incarico è di natura fiduciaria.
Il Responsabile del Servizio Informazione e comunicazione istituzionale è un dirigente regionale assunto con contratto a tempo determinato ai sensi dell’art. 63 dello Statuto della Regione Emilia-Romagna e dell’art. 9 comma 4 della L.R. 43/2001 in combinato disposto con l’art. 20 l.r. 11/2013.
Oggetto dell’incarico.
L’incaricato sarà Responsabile del Servizio Informazione e Comunicazione Istituzionale dell’Assemblea legislativa.
Formulerà la proposta di un piano editoriale triennale, in attuazione delle linee d’indirizzo approvate dall’Ufficio di Presidenza e avrà la responsabilità della sua attuazione.
Coordinerà e dirigerà l’attività del servizio consistente in organizzazione di conferenze stampa, redazione e diffusione di comunicati sull’attività ispettiva e su altri documenti istituzionali dei Consiglieri, di resoconto dell’attività d’aula e delle Commissioni, promozione e diffusione dell’attività istituzionale dell’Ufficio di Presidenza dell’Assemblea legislativa, attività di informazione e approfondimento di fatti, atti, o eventi riferiti agli organi dell’Assemblea legislativa.
Gestirà le relazioni e i contratti con i soggetti esterni all’Assemblea legislativa che si occupano di informazione: testate giornalistiche, agenzie di stampa, operatori dell’informazione in genere.
Coordinerà la programmazione di contenuti/prodotti radiofonici e televisivi dell’Assemblea legislativa analizzando format e modalità di diffusione dei contenuti e proponendo innovazioni, anche attraverso il potenziamento della produzione interna e l’attivazione di canali web/digitale terrestre esistenti o da avviare.
Nell’ambito della strategia comunicativa, svilupperà servizi multimediali e l’utilizzo dei social network. Parteciperà, con altri servizi dell’Assemblea legislativa, alla progettazione e alla gestione del portale e dei siti web dell’Assemblea legislativa.
Collaborerà alla realizzazione di campagne di comunicazione istituzionale.
L’incaricato avrà la responsabilità amministrativa delle attività svolte, e della gestione del budget e del personale assegnato.
Trattamento giuridico ed economico
Al Responsabile del Servizio Informazione e comunicazione Istituzionale si applicano le disposizioni relative al possesso del titolo di studio, al trattamento economico, alla valutazione e alla responsabilità dirigenziale previste dai contratti collettivi e dalla legge per i dirigenti regionali delle strutture ordinarie.
Il trattamento economico annuo del Responsabile del Servizio Informazione e comunicazione Istituzionale è fissato dall’Ufficio di Presidenza, secondo i parametri relativi al trattamento economico, alla valutazione e alla responsabilità dirigenziale previste dal Contratto collettivo Nazionale Area dirigenziale Regioni AA.LL. e dalla legge per i Dirigenti regionali assegnati alle Strutture ordinarie.

Il trattamento economico fissato nel contratto individuale di lavoro è omnicomprensivo, remunerando tutte le funzioni e i compiti affidati.
Durata
L’incarico, di natura fiduciaria, avrà durata annuale con possibilità discrezionale di riattribuzione anche pluriennale.
Requisiti richiesti
Possesso del diploma di Laurea (vecchio ordinamento) o Laurea specialistica o Magistrale (nuovo ordinamento).
Iscrizione all’ordine dei Giornalisti.
Termini e modalità di presentazione della domanda
Coloro che sono interessati devono far pervenire tramite e-mail all'indirizzo: ALdirgen@postacert.regione.emilia-romagna.it, entro e non oltre le ore 12.00 del 02 luglio 2020 (pena l’irricevibilità), la seguente documentazione:
a. domanda di partecipazione, da compilare esclusivamente utilizzando il modulo allegato;
b. curriculum vitae in formato europeo debitamente sottoscritto;
c. fotocopia di un documento d’identità in corso di validità;
d. breve lettera di presentazione.
I candidati potranno essere eventualmente convocati per un colloquio di approfondimento.
Tutti i dati personali verranno trattati nel rispetto del D.Lgs.n.196 del 30/6/2003 e del Regolamento (UE) 2016/679.
Gli esiti del presente avviso verranno resi noti con pubblicazione all’indirizzo Internet https://www.assemblea.emr.it/attivita/servizi-al-cittadino/avvisi-e-premi
Il Responsabile del procedimento è il dott. Leonardo Draghetti, Direttore generale dell’Assemblea legislativa
Il termine per la conclusione del procedimento è il 31 luglio 2020


L'Italia in coda nella digitalizzazione. Lo dice la Commissione europea






E' quart’ultima in Europa.
L'indice Desi: “Bene la preparazione al 5G, 
ma gravi carenze nelle competenze”


L’Italia perde terreno nella digitalizzazione e resta in coda in Europa. Secondo il Desi, l’indice della Commissione europea che dal 2014 misura il percorso dei Paesi verso un’economia e una società digitalizzate, il nostro Paese si piazza al 25mo posto, arretrando di una posizione rispetto allo scorso anno e tornando ai livelli del 2018. Peggio fanno solo Romania, Grecia e Bulgaria.
I dati precedenti la pandemia indicano che l’Italia è “in buona posizione” nella preparazione al 5G, arrivata al 60% contro il 21% Ue, ma frena (scendendo dalla 12ma alla 17ma posizione) sulla connettività nel suo complesso, facendo registrare un ritmo di crescita più lento rispetto agli altri Stati membri. Analogamente, le imprese italiane presentano ritardi nell’utilizzo di tecnologie come il cloud e i big data, così come per quanto riguarda l’adozione del commercio elettronico.
Le carenze più “significative” nello sviluppo del digitale in Italia riguardano però soprattutto “competenze digitali di base e avanzate” che sono “a livelli molto bassi”. Il numero di specialisti e laureati nel settore delle tlc, al 2,8%, è molto al di sotto della media Ue (3,9%). Queste mancanze “si riflettono nel modesto utilizzo dei servizi online, compresi i servizi pubblici digitali”: solo il 74% degli italiani usa abitualmente Internet contro l’85% degli europei.

Rispetto al 2018, la diffusione (“take-up”) complessiva della banda larga fissa è aumentata di un punto percentuale. La diffusione della banda larga fissa ad almeno 100 Mbps è passata dal 9% nel 2018 al 13% nel 2019. La diffusione della banda larga mobile (89 abbonamenti ogni 100 persone) è rimasta stabile rispetto al 2018. Tutti i dati sopra riportati sulla diffusione della banda larga sono inferiori alla corrispondente media Ue.
La copertura delle reti d’accesso di prossima generazione (NGA) ha continuato ad aumentare, ma solo di un punto percentuale, raggiungendo l’89% delle famiglie e superando così di tre punti percentuali la media Ue (86%). L’Italia ha accelerato il ritmo di diffusione della fibra ma resta ancora indietro (con solo il 30%) rispetto alla media Ue del 44% (che tuttavia comprende anche il passaggio delle reti via cavo.     Anche per quanto riguarda i prezzi, l’Italia si posiziona al di sopra della media Ue per tutti i panieri dei prezzi considerati (fisso, mobile, convergente). Il punteggio dell’Italia nell’indice dei prezzi della banda larga è pari a 73 rispetto a una media Ue di 64.


10.06.2020
(Prima online)